Poesie da “L’Aspro e il sublime”

Negli ultimi anni ho ripreso a scrivere, perché ho ripreso a voler vivere. Pubblico qualche poesia con molta gratitudine verso l’Amico spirituale che ha risvegliato il senso di speranza e di curiosità nella mia anima.

Durante il viaggio dell’esperienza, a volte ci si sente aridi, come se qualcosa dentro fosse fermo, già morto. Alcuni incontri allora avvengono nelle vita come un dono, e cambiano la prospettiva interiore apparentemente senza sconvolgere nulla. Invece, tutto è cambiato.

Una solitudine illuminata nel deserto interiore diviene ricchezza. Non che la solitudine sia meno dura, ma acquista un senso, e il digiuno dell’anima si spezza un po’ alla presenza dell’Amico, che non è altro che una solitudine diversa che ci visita e riceve la nostra visita.

Alcuni amici hanno il dono di avere una mano tesa verso il cielo ed una verso la terra. L’Uomo-Derviscio mi ha trasformata a mia volta in una forza roteante nell’incontro. Gratitudine.

Le poesie che potete leggere di seguito sono parte della raccolta “L’Aspro e il sublime”. Le altre raccolte, “Scarnificazioni” e “Poesie inutili a dio” sono ancora in fase di rielaborazione.

Cantico della montagna

I

The moon seems so high over the top of the mountain

Non si toccano, per paura l’uno dell’altra

E hanno mani piene di desiderio

Hai il volto del pallore del latte, amico mio,

sei bianco come il latte

e non hai mai amato una donna.

Io sono come la cima della montagna

E sono ancora legno verde,

Io sono come la mela sul ramo del melo

Sono come la mietitrice che ondeggia

E tu, sotto di me come il campo

tremi di desiderio.

Sei bianco come il latte dentro l’anima

E non hai mai amato una donna

Ti porterò sulla cima della montagna

The moon seems so high over the top of the mountain,

So high, so high.

Posa le labbra nell’incavo dei miei seni

Io non sono vergine

Tu sei sotto di me come il campo

I’m like one who gathers sheaves.

 

II

Vieni nella calura della notte

Siediti accanto

Ti canterò le canzoni dell’Ozark

Ti canterò le canzoni del Maine

Mi scioglierò i capelli

Mi toglierò i sandali

Ti canterò le canzoni dell’Ozark

Ti canterò le canzoni del Maine

Non vedrai che la curva alata dei miei occhi

Posarsi sulla tua pelle

Non sentirai che il mio desiderio toccarti

Eppure brucia

Non dirai una sola parola

Ma, ah! Mi distruggi, mi distruggi.

Vieni stanotte solo col tuo spirito

Stammi accanto

Sono la ragazza con gli occhi come le ali dei gabbiani

I will sing to you the songs of the Ozarks

I will sing to you the songs of Maine

 

III

Portland,

Vedo ancora il ponte del “Milione di Dollari”

Curvarsi verso il bar di Popeye

Con l’aereo sfasciato a metà sul tetto

Prima che un capitano ubriaco

Si schiantasse con la sua petroliera

Contro i piloni.

Nel Vecchio Porto tutto era verde e viola

E i gay erano felici e liberi

Tra le piazze e gli usci dei negozi di legno

Smangiati dai tarli e dal sale e dalla neve.

Le facce della gente rose dal vento

I capelli grigi dei quarant’anni

Gli stivali per il fango.

A mezzanotte d’inverno

Fuori della Biblioteca Comunale

Cantavano canti di Natale mezzi ubriachi

Aspettavano i fuochi artificiali.

Il quattro luglio sulla Eastern Promenade

Tutto il white trash povero della città

I ragazzi e le ragazze

Tutti fuori con le bandierine colorate

Gli hot dogs pronti nei panini

Si stava nel rumore assordante del rock

Ad aspettare la sera.

Quando andavamo in Massachussetts

Dai tuoi,

ci fermavamo da Bobby.

Lui non parlava, mi guardava solo

Occhi marroni,

ingegnere “EM AI TI”

ai suoi studenti di matematica

aveva detto che io ero una donna strana

che veniva dall’Europa.

 

da “L’aspro e il Sublime” – Anonimo del XXI Secolo (Alias Maria Caruso)


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