Inventario spirituale

Bene,

Dell’anno che è trascorso conserverò le lezioni di Saturno sulla pesantezza del metallo e sull’avidità del Mondo. Poi, penso che terrò lo sprone di Marte, che combatte senza corazza. Gli ho detto che non posso fare lo stesso, che avrei bisogno dello scudo di Vulcano, ma mi ha risposto, sudato dalle fatiche di tutte le guerre, anche amorose, che conduce principalmente con me, che lui ha generato Esculapio, e mi ha invitata a dormire nel suo tempio.

Tornano gli dei pagani. Salutano e si inchinano chiamandomi da lontano “Hey, bellezza!”

Si tolgono gli elmi come fossero caschi di centauri moderni, e ormai mi sembra che non fossero affatto i demoni della mia vita, ma solo presenze. Gli amici angelici, per così dire, a volte si mascherano da archetipi.

Terrò anche a mente quanto male si può ricevere dalle persone attaccate alla grettezza del proprio denaro. Non che il denaro non sia importante, non ci tengo a fare della facile retorica. Ma, il male gratuito, quello che le persone veramente avide fanno in nome del proprio interesse, togliendo la speranza a chi ha poco o niente, a parte la propria persona e poche cose – il male gratuito è un cancro.

Purtroppo quest’anno ho compreso quanto ci si possa illudere sulla propria anima, sulla propria persona e su Dio: ho conosciuto persone che mi hanno fatto gratuitamente il male, e si sono dichiarate morigerate, cristiane, benefattrici dell’umanità. Sono le persone che vanno in chiesa a battersi il petto rivestite di pellicce, quelle che mi hanno fatto abbandonare definitivamente l’idea che io possa appartenere a questa sfera mai più nella mia vita.

Ora corro da sola. Se voglio conoscere Dio, lo farò come i selvaggi, che assaggiano tutto con la bocca. Se voglio conoscere la profondità dello spirito, lo farò come i Dervisci, con una mano tesa verso il cielo ed una verso la terra, e con l’Amato nella mia anima che mi metta in contatto direttamente con Sè.

Se voglio pregare, lo farò nella mia caverna interiore, e fuori può imperversare la tempesta.

L’Aspro e il sublime

Inseguimi, o Dio, e corriamo insieme!

Getta via le vesti, troppo lunghe

E corri per il deserto, inseguimi,

se hai voglia di me, di prendermi

nel posto dove cresce l’acacia

dove ci sono lunghe spine sui rami.

Strappami le vesti correndo

E ridi di quel tuo riso selvaggio

Mentre i rami spinosi

Ti afferrano le tempie

E i capelli, come Absalom

Si intrecciano al legno della tortura

Mangeremo miele selvatico

e tu ci metterai dentro la mano

come in un favo, e non ti pungeranno

le api. Berrai l’acqua che farai zampillare

da me, se toccherai la roccia

dentro la mia carne.

Mangeremo il miele del favo

Tu con la bocca per divorarmi

Mentre mi tieni stretta le cosce

Per non farmi scappare

Io la rugiada dell’aloe

Che ti sfugge mentre gridi

Nella mia bocca il tuo orgasmo.

Corri, o Dio, perché fuggo

Fuggo finché non mi raggiungerà

L’età della sapienza.

Se mi ami, non fare che come Dafne

Diventi una bella pianta d’alloro

Se mi ami, non lasciarmi vergine

Non intrecciarti con i miei rami una corona

Ma corri, più veloce del vento

E consumami.

Ormai è giunto il tempo

E tu sei più giovane di me , o Eterno

E hai lunghi capelli:

Così le tue icone cantano

La vittoria della tua sessualità

Sopra la grigia immagine

Di uomini chiesastici falsamente miti

Paurosi di tutti i monsignori del mondo.

Inseguimi, o Dio, in te mi rifugio

Quando mi raggiungi e mi tieni

All’ombra dell’albero della vita

Tra le braccia per godermi

Dove sgorgano i fiumi

Dove la montagna è più dolce

Dove ci siamo noi soli

da “L’aspro e il Sublime” – Anonimo del XXI Secolo (Alias Maria Caruso)

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