Il verde diverso

E’ per una strana avversione al lasciarsi sommergere dall’illusione del gioco generato dai comportamenti sociali della vita che a volte, nella sobria tranquillità del grigiore invernale, mi appare il verde diverso.

Non è un colore uguale agli altri, il colore dell’erba bagnata dalla rugiada, ma porta in sè il ricordo dell’anima della natura che respira. Il verde è sempre diverso da sè stesso, e contiene giallo e blu, i mondi della materia fatta di argilla e terra, del cielo e dell’acqua. E’ la cornice neutra per eccellenza all’idea della primavera, della natura, della bellezza, degli animali che vivono ognuno obbedendo al proprio senso istintivo del vero, senza bene o male costruito da tabù e sovrastrutture. Bene è sopravvivere, male è venire mangiati, o forse non lo è.

Conosco anche l’umore verde dello spleen, la biliosa melancolia pervasa di fastidio, angoscia e noia, mondo sotterraneo. Ma il verde vescica è un colore sublime per infondere velature agli altri colori. Trasparente, ha la qualità di distillare e invecchiare senza imbruttirle, le immagini troppo irreali e le tinte troppo uniformi.

Sono nella fase cogitativa, quei giorni in cui si aspetta che decantino le idee, che i pensieri filtrati inizino a ribollire per effetto della fermentazione. L’inedia delle giornate in cui deve assalirmi lo spleen affinchè possa nascere l’azione eroica e strabiliante di artista a volte è pesantissima.

Un veleno che devo bere, affinchè l’agire diventi pressante, lo slancio carico di energia inevitabile, e prenda forma ciò che era solo pensiero.

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