Gut Feeling: sentimento viscerale, e di corde

Salviamo le corde di budello! Ecco l’appello che gira da qualche giorno su Facebook, il social network più amato anche dai professionisti della musica antica, a quanto pare.  Ma cosa ha suscitato il grido e la preoccupazione generale?

All’apparenza, solo l’ennesima cattiva applicazione di leggi europee, che a causa della follia e della paura del “morbo della mucca pazza” proibiscono l’uso delle budella bovine per la produzione delle corde per strumenti musicali, tra le altre cose.

Ma si tratta di qualcosa in più che amo definire un sentimento viscerale, un gut-feeling: a gut-feeling for gut-strings.

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I punti della questione sono molteplici, e molte informazioni possono essere attinte dal sito di uno dei più famosi artigiani della “corderia” (l’arte di fabbricare corde) a livello mondiale, Mimmo Peruffo, della pregiata ditta Aquila http://www.aquilacorde.com/ che si vede costretto a chiudere bottega dopo anni di rinomata attività.

Una notizia molto triste, sia per il suono della musica antica italiana, che per l’artigianato in crisi nel nostro Paese: uno dei veri punti cruciali della situazione è appunto la mancanza di tutele e garanzie, di un riconoscimento a livello europeo dell’arte della corderia – cosa che lascia il settore praticamente in balia di ogni cambiamento e applicazione di normative, come quella sull’uso del materiale in questione, il budello bovino.

Per la precisione, esistono altri materiali, come il budello ovino, molto più costoso e difficile da reperire. Ma vietare il budello bovino costringe gli artigiani in ginocchio: i costi di produzione non sono sostenibili lavorando esclusivamente in questo materiale, e le aziende andrebbero comunque in perdita.

Per gli amici animalisti, che sono tanti, mi sento anche di precisare che ciò che viene di norma utilizzato per questo settore è solo una minima, piccolissima parte di tutto ciò che viene considerato “scarto” dall’industria alimentare. Non vengono macellati animali appositamente per questo uso, ed inoltre, se l’animale non è stato nutrito ed allevato secondo criteri rispettosi della vita (praticamente biologici), le budella risultano comunque poltiglia inutilizzabile. Per la corderia, a poco servono budella provenienti da animali imbottiti di steroidi e farmaci e praticamente costretti all’inattività.

Comunque, la notizia di questo problema nel mondo della musica antica sta suscitando interesse e preoccupazione: molti artisti riconoscono che oggi non si può non chiedere di salvaguardare, tutelare e rispettare il lavoro professionale di tutti coloro che in un modo o in un altro sono pionieri della ricerca in questo settore e si battono per non far morire la storia e la cultura musicale nel nostro Paese.

Tanti musicisti si sentono chiamati in causa in prima persona, e non semplicemente perchè suonano strumenti antichi o che richiedono comunque corde in budello naturale, ma soprattutto perchè riconoscono l’importanza di avere una scelta, di difendere qualcosa che sentiamo come nostro proprio patrimonio.

Diversi generi e stili musicali, diversi strumenti, ma una formidabile unità di intenti: era ora che la musica italiana, complesso mosaico di persone e professionisti, si muovesse, si riconoscesse in qualcosa di altamente rilevante nella cultura odierna.

Appunto per questo, è da poco nata una pagina dedicata all’appello al Ministero della Sanità ed all’Unione Europea per la salvaguardia dell’arte e dell’artigianato italiano della corderia. La pagina si chiama “Salviamo le Corde di Budello” e vi si trovano informazioni utili sia ad essere al corrente del problema, che a contattare gli uffici competenti.

Ecco il link:

http://www.facebook.com/pages/SALVIAMO-le-CORDE-di-BUDELLO-ita-deu-eng/286836168005117

La pagina nasce dalla passionalità e la professionalità di donne musiciste:

Emanuela Vozza: http://www.facebook.com/emanuela.vozza

Maddalena Del Gobbo: http://www.facebook.com/profile.php?id=677406749

Silvia Scozzi: http://www.facebook.com/silvia.scozzi

ed anch’io sono tra le amministratrici della pagina

Maria et Richard Benecchi: http://www.facebook.com/profile.php?id=1459960637

Anche sui nostri profili potete chiedere, commentare, scrivere…

Cliccando su “mi piace” esprimete solidarietà, e scrivendo al Ministero della Salute, alla Dott. Tiziana Serraino, t.serraino@sanita.it per far sapere che anche voi alla questione ci tenete e avete a cure l’arte, la cultura musicale e l’artigianato, potrete esercitare un sano diritto di cittadini che fanno sentire la propria voce.

Conto anch’io, personalmente, su di voi. Infondo, per me suonare è una questione viscerale, passionale, e le corde che vibrano sono parte del necessario piacere di produrre musica. Il budello vira diversamente, credetemi. Per tanti anni ho suonato strumenti che richiedevano altri tipo di corda, e ogni corda ha la sua anima, il suo suono. Ma il calore ed il timbro del budello, la fatica che si fa per comprenderlo, la dimensione umana del tatto diverso, la naturalezza dei materiali che si fondono, legno, crine, pece e budello – sono esperienze che ti trasformano, che ti fanno profondamente alchimista musicale.

Lasciamo allora che chi vuole abbia la scelta dei materiali, che chi sente la musica antica far parte delle sue fibre, possa avvalersi dell’artigianato italiano in supporto della propria arte: salviamo le corde di budello.

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