The Early Music Band…

Noi ci divertiamo di più.

Sì, deve essere così, questa band è più divertente di quello che forse è consentito dal buon senso. Infatti, uno dovrebbe puntare al massimo della filologia sterile (così viene detto nei Conservatori). Una volta imparata l’arte e la tecnica di uno strumento, è come se alcuni artisti si auto imponessero una freddezza, un distacco, un pallore studiato.

Non si accettano variazioni all’interpretazione altamente digitalizzata e masterizzata in studio, e si pensa che questo risultato tecnologico sia la perfezione, e questo va contro lo spirito del sapere antico, e mi si torcono le budella solo al pensiero di certe mistificazioni.

Ogni alchimista che si rispetti dovrebbe sapere che non si ottiene alcuna trasformazione interiore senza l’autenticità degli intenti. Bisogna chiedersi cos’è la musica d’assieme allora, e quanto il suonare assieme sia un dialogo dove si fondono idiomi genuini. Io ho appreso, ad esempio, che perfino la cadenza e l’accento della lingua d’origine di un musicista ne influenza altamente il modo di fraseggiare. Esiste un filo sottile tra l’arte delle divisioni e la pura improvvisazione, la composizione aleatoria sulla base della traccia manoscritta. L’ho appreso ascoltando suonare dal vivo artisti bravissimi che sanno l’arte dell’improvvisazione – è forse la cosa più importante da apprendere, perchè il concetto di spartito è una cosa tanto diversa di epoca in epoca, che mi sembrano ridicole le diatribe puntigliose di alcuni.

Bisognerebbe lasciarsi sorprendere dalle sfumature del fraseggio, come ci sorprendono le sfumature di significati tra le righe delle parole di un discorso ben pronunciato.

Bene, noi siamo nella fase di rotonda ed allegra rusticità. E’ il suono della viola da gamba che porta naturalmente a questo. L’attacco dell’arco su una corda spessa di budello, ritorta a mano, color giallognolo tendente al marroncino, è diversissimo dall’attacco sulle corde moderne. Ha bisogno di corposità, la musica antica, di generosità, e anche nelle atmosfere rarefatte l’eleganza non deve essere sintomo di mancanza di passione.

Anche nei passaggi più volutamente sbiaditi e sobri, ci deve essere un modo di sentire la musica altamente partecipativo, senza preoccupazione alcuna per una perfezione statica e sterile.

La perfezione non è il suono pulito, il fraseggio per così dire perfetto, la mancanza di pensiero indipendente – la perfezione è saper comunicare e trasmettere un’anima, un pensiero, un’energia creativa.

Il lavoro del musicista, dopo tutto, fondamentalmente dovrebbe essere quello di dialogare con le anime delle persone, perchè la musica ha effetto sui pensieri, sulla psiche. Se non fosse così, e se l’industria e il commercio non l’avessero compreso, non ci troveremmo d’avanti a fenomeni di consumo di massa rivolti ai giovani con tanta insistenza attraverso la musica come canale per il trend setting. La musica comunica idee, e può essere usata allo scopo di influenzare in modo subliminale umori, pensieri, acquisti.

Non è questo che mi interessa – sì, come lo stregone conosco l’arte malefica, ma ho un’etica, e non la uso. Anche i medici devono sottostare ad un giuramento, quello di Ippocrate, perchè hanno in mano la chiave dei veleni e delle medicine. Quindi, nell’alchimia della musica antica c’è il potenziale di trasmettere un pensiero antico che è saggezza, ed è antidoto ad un veleno diffuso: la mancanza di educazione al pensiero indipendente e la formazione di idee critiche sul senso ed il valore della bellezza (scusate, ma la parole estetica ha i suoi limiti – bellezza è più sanguigna e ha più sincero valore).

Il pensiero antico, però, deve diventare moderno, perchè il moderno non è antitesi, non è opposto alla saggezza. Il moderno è semplicemente ciò che precorre l’adesso, ciò che si slancia in avanti ed è costruttivo. Sono sempre rimasta colpita dall’interesse di tanti compositori del Novecento per le tecniche compositive antiche: Hindemit, Ives (la sua politonalità mi ricorda tanto i mottetti costruiti sul cantus firmus sovrastato da testi in lingue diverse apparentemente indipendenti), tanti altri hanno attinto.

Mi chiedo dunque cosa sia per me il moderno, in ciò che faccio con la musica antica. Penso che sia la novità del nostro tempo di poter associare immagini – la creazione di video come struttura di arte su arte. Il video è in un certo senso il pensiero concatenato al brano che analizzo dal punto di vista delle idee, ed insieme, immagini e musica, comunicano qualcosa di ancora diverso, che ha la sua dignità artistica, e può reggersi sulle sue gambe.

Il moderno per me è anche la voglia di esplorare, di divertirsi, di parlare ad un pubblico che è passato attraverso le grandi fasi della comunicazione televisiva.

In ultimo il moderno applicato all’antico è anche la riscoperta della rusticità del suono, il voler conoscere lo strumento per quello che effettivamente è la sua voce. Lasciar parlare lo strumento, giocare, divertirsi. Non applicare logiche di mercato. Ignorare i cosiddetti discografici. Essere indipendenti, anche editori, se proprio si deve.

E’ il mio tema alchemico: il desiderio di sganciarsi dal sistema, e chi mi conosce, sa che da almeno vent’anni insieme a mio marito sognavo che un giorno ci fossero, ad esempio, case eco biologiche, con tetti fotovoltaici, impianti eolici… al punto che li progettavamo sperando di saper un giorno costruirli nella nostra casa in tronchi futura, e tutti ci prendevano per pazzi.

Ora, guarda caso… è trendy. Bah humbag!

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Adrenaline, anyone?

Arriva, 2011!

Impacchetta bene le cose che porterai con te, che non caschino fuori dalle tue tasche mentre borbottando ti avvii al cancello di Giano. Anno Nuovo, un rito di passaggio atteso nel cuore dell’inverno paralitico e smorto.

Eppure l’inverno è elettrizzante: vi si scoprono tutti i passaggi segreti della vecchiaia, e le ricchezze della coscienza che sorpassa la propria maturità.

Quando si è oltre la soglia delle aspettative della vita, che cosa si dischiude? Un nuovo viaggio, la rinascita, l’attesa dell’infanzia. Oh, meravigliosi archetipi! Non si finisce mai di rinascere, di trasformarsi.

Solo che i nostri corpi, con ogni circonvoluzione annuale, perdono elasticità e momentum – o così sembrerebbe. Ma cosa dicono le leggi della fisica a proposito? Allora, l’Universo si espande o si rattrappisce? Non ho capito bene, se siamo in una fase di espansione o contrazione, ma le due cose non possono separarsi, credo.

Faccio pronostici mistici, l’incipire dell’Anno infatti risveglia nelle persone i sensi spirituali che vorrebbero percepire il futuro. Io non voglio percepire il futuro, perchè poi non ci sarebbe la sorpresa nell’incontrarlo, ma vorrei percepirne il carattere.

Vorrei comprendere gli influssi delle stelle non come un astrologo, ma come un essere seduto su un pianeta vagante secondo un preciso disegno divino, che si sente collegato all’Universo, fino ai più remoti confini, fino agli spazi tra gli atomi delle proprie cellule, che sono più misteriosi e profondi degli abissi e delle nebulose.

Vorrei saper parlare alle mura della mia camera interiore, vorrei saper discernerne le crepe e le macchie per ripararle. Vorrei che nella mia stanza non ci fosse nulla, nulla, nulla – solo l’anima: un letto dove accogliere la passione e il sesso di Dio.

Vorrei che la mia lamentazione finisse, che la smettessi di illudermi che il mondo sia un posto brutto e triste, e vorrei incominciare a cambiare la mia prospettiva agendo, con le mie meditazioni, forze interiori e con i miei comportamenti, per attuare la trasformazione del brutto in bello, del piccolo male terreno in piccolo bene.

Vorrei saper distinguere tra bene e male cosmico e bene e male terreno, e poi vorrei anche saper volare al di sopra di tutta la diatriba delle umane vicende, delle vicende cosmiche degli dei, degli archetipi e degli universi paralleli.

Vorrei che il sogno adrenalinico dal quale a volte mi sveglio con il cuore impazzito si smascherasse dal velo dell’inconscio e si rivelasse essere una realtà vissuta con tutto l’essere in maniera più profonda della sua apparenza di sogno. Il sogno personificato, Morfeo, o sonno, ha un nome che mi ricorda Morphos – la Forma. Sogno di inseguire un dio in una casa dalle mille stanze, e non posso mai raggiungerlo. Lui di stanza in stanza mi seduce, mi appare ogni volta con un volto e un corpo diversi, ma il suo scopo è sempre quello di sedurmi e attrarmi a sè. Quando dio corre, lo inseguo, e infine, quando lui si lascia catturare, finge di essere irato e mi abbaglia con un volto-non-volto fatto di luce estrema e mi chiede di essere la sua amante.

Ecco il mio delirio, con cui affronto il rito di passaggio: nella visione sciamanica, l’epifania mi assale, e bevo adrenalina e caffè.

Pubblico una poesia, dedicata a mia figlia, che a gennaio compie sette anni:

I pensieri

Se lei, la piccola manina messa

In maniera bizzarra, a mezz’aria

Mi chiede tante domande,

io mi stupisco felice

che ancora non so la risposta.

Mi disse una mattina, appena sveglia,

occhi impastati di sonno:

“Mamma, cos’è la mente?”

“La menta? La pianta? Il gelato?”

Dissi io, ancora più carica

Di sonno arretrato e distratta

Dal moto gioioso degli spruzzi di caffè

Dalla macchinetta ad una tazza cinese

Azzurra, che ora non esiste più.

“Ma no, la mente! La mente!”

Fece ella, toccando più volte la fronte

E io risi insieme a lei molto forte.

“Ma – pensai, e dissi – non so! Non lo so!”

Chi può spiegare ai piccoli

Cosa siano i pensieri e la mente?

Eppure lei, che aspettava,

toccando ancora la fronte come per dire

“Non capisci? Non capisci?”

Meritava una risposta e allora dissi:

“Prova chiudere gli occhi.

La mente è quello che tu sei

Dietro ai tuoi occhi chiusi,

quando pensi i pensieri,

le cose, che ti fanno te stessa

e non un’altra persona.”

E lei, riaprendo gli occhietti

Mi disse: “E’ vero, ora lo so!”

Devo aver fatto confusione

Tra anima e mente, come al solito,

ma a lei bastava sapere

che ci avevo pensato anch’io

che quando ero piccola

mi ero accorta come lei

di essere qualcuno dietro

ai miei stessi occhi.

“Grazie!” mi disse

La bella bimba di cinque anni

E mezzo, quasi sei,

ed io: “Prego!

Ora gradisci anche il caffè?”

da “Poesie inutili a Dio” – Anonimo del XXI Secolo (alias Maria Caruso Benecchi)

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L’avventura dei video di musica antica

Dietro l’angolo,

Più vicino di quanto pensi, c’è il pungolo dell’avventura. Una visualizzazione che nasce dalla necessità di comunicare qualcosa di totale attraverso la musica.

Io vedo la musica. E’ così per me con gli “spartiti mentali” – senti e vedi il tutto muoversi notine su pentagramma. Mi interessa l’idea dietro la musica, la comunicazione di concetti.

E così ho incominciato, con la mia rudimentale idea di montaggio, a produrre questi video. Non ho alcuna esperienza, tranne quella di aver guardato al microscopio molti documentari, film e video. So quello che mi piacerebbe vedere, ma molto spesso, non so ancora come ottenerlo.

Finchè il mio vecchio computer regge il passo, conto di preparare molti capolavori caserecci.

Questo è uno dei primi che ho elaborato: