Adrenaline, anyone?

Arriva, 2011!

Impacchetta bene le cose che porterai con te, che non caschino fuori dalle tue tasche mentre borbottando ti avvii al cancello di Giano. Anno Nuovo, un rito di passaggio atteso nel cuore dell’inverno paralitico e smorto.

Eppure l’inverno è elettrizzante: vi si scoprono tutti i passaggi segreti della vecchiaia, e le ricchezze della coscienza che sorpassa la propria maturità.

Quando si è oltre la soglia delle aspettative della vita, che cosa si dischiude? Un nuovo viaggio, la rinascita, l’attesa dell’infanzia. Oh, meravigliosi archetipi! Non si finisce mai di rinascere, di trasformarsi.

Solo che i nostri corpi, con ogni circonvoluzione annuale, perdono elasticità e momentum – o così sembrerebbe. Ma cosa dicono le leggi della fisica a proposito? Allora, l’Universo si espande o si rattrappisce? Non ho capito bene, se siamo in una fase di espansione o contrazione, ma le due cose non possono separarsi, credo.

Faccio pronostici mistici, l’incipire dell’Anno infatti risveglia nelle persone i sensi spirituali che vorrebbero percepire il futuro. Io non voglio percepire il futuro, perchè poi non ci sarebbe la sorpresa nell’incontrarlo, ma vorrei percepirne il carattere.

Vorrei comprendere gli influssi delle stelle non come un astrologo, ma come un essere seduto su un pianeta vagante secondo un preciso disegno divino, che si sente collegato all’Universo, fino ai più remoti confini, fino agli spazi tra gli atomi delle proprie cellule, che sono più misteriosi e profondi degli abissi e delle nebulose.

Vorrei saper parlare alle mura della mia camera interiore, vorrei saper discernerne le crepe e le macchie per ripararle. Vorrei che nella mia stanza non ci fosse nulla, nulla, nulla – solo l’anima: un letto dove accogliere la passione e il sesso di Dio.

Vorrei che la mia lamentazione finisse, che la smettessi di illudermi che il mondo sia un posto brutto e triste, e vorrei incominciare a cambiare la mia prospettiva agendo, con le mie meditazioni, forze interiori e con i miei comportamenti, per attuare la trasformazione del brutto in bello, del piccolo male terreno in piccolo bene.

Vorrei saper distinguere tra bene e male cosmico e bene e male terreno, e poi vorrei anche saper volare al di sopra di tutta la diatriba delle umane vicende, delle vicende cosmiche degli dei, degli archetipi e degli universi paralleli.

Vorrei che il sogno adrenalinico dal quale a volte mi sveglio con il cuore impazzito si smascherasse dal velo dell’inconscio e si rivelasse essere una realtà vissuta con tutto l’essere in maniera più profonda della sua apparenza di sogno. Il sogno personificato, Morfeo, o sonno, ha un nome che mi ricorda Morphos – la Forma. Sogno di inseguire un dio in una casa dalle mille stanze, e non posso mai raggiungerlo. Lui di stanza in stanza mi seduce, mi appare ogni volta con un volto e un corpo diversi, ma il suo scopo è sempre quello di sedurmi e attrarmi a sè. Quando dio corre, lo inseguo, e infine, quando lui si lascia catturare, finge di essere irato e mi abbaglia con un volto-non-volto fatto di luce estrema e mi chiede di essere la sua amante.

Ecco il mio delirio, con cui affronto il rito di passaggio: nella visione sciamanica, l’epifania mi assale, e bevo adrenalina e caffè.

Pubblico una poesia, dedicata a mia figlia, che a gennaio compie sette anni:

I pensieri

Se lei, la piccola manina messa

In maniera bizzarra, a mezz’aria

Mi chiede tante domande,

io mi stupisco felice

che ancora non so la risposta.

Mi disse una mattina, appena sveglia,

occhi impastati di sonno:

“Mamma, cos’è la mente?”

“La menta? La pianta? Il gelato?”

Dissi io, ancora più carica

Di sonno arretrato e distratta

Dal moto gioioso degli spruzzi di caffè

Dalla macchinetta ad una tazza cinese

Azzurra, che ora non esiste più.

“Ma no, la mente! La mente!”

Fece ella, toccando più volte la fronte

E io risi insieme a lei molto forte.

“Ma – pensai, e dissi – non so! Non lo so!”

Chi può spiegare ai piccoli

Cosa siano i pensieri e la mente?

Eppure lei, che aspettava,

toccando ancora la fronte come per dire

“Non capisci? Non capisci?”

Meritava una risposta e allora dissi:

“Prova chiudere gli occhi.

La mente è quello che tu sei

Dietro ai tuoi occhi chiusi,

quando pensi i pensieri,

le cose, che ti fanno te stessa

e non un’altra persona.”

E lei, riaprendo gli occhietti

Mi disse: “E’ vero, ora lo so!”

Devo aver fatto confusione

Tra anima e mente, come al solito,

ma a lei bastava sapere

che ci avevo pensato anch’io

che quando ero piccola

mi ero accorta come lei

di essere qualcuno dietro

ai miei stessi occhi.

“Grazie!” mi disse

La bella bimba di cinque anni

E mezzo, quasi sei,

ed io: “Prego!

Ora gradisci anche il caffè?”

da “Poesie inutili a Dio” – Anonimo del XXI Secolo (alias Maria Caruso Benecchi)

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